Milano nel 1288



Il pił importante scrittore e poeta del XIII secolo fu un uomo facente parte della confraternita degli Umiliati: Bonvesin da la Riva, che scriveva ogni sua opera in milanese.
Nel 1288 Bovesin de la Riva scrisse un trattato (“De Magnalibus Mediolani”) preziosissimo per la quantitą di notizie riportate su Milano, oltretutto in un periodo tanto importante come l’esordio della signoria viscontea.

Nel 1288 Milano contava:
200.000 abitanti di cui 10.000 religiosi, 1.500 notai, 600 servitori del comune, 150 chirurgi, 70 maestri elementari, 40 scribi, 28 medici, 14 insegnanti di canto ambrosiano, 8 professori di grammatica, 6 trombettieri,
12.500 case, 440 macellerie, 400 forni da pane, 200 chiese, 120 campanili, 150 alberghi, 80 maniscalchi, 30 fabbricati per sonagli di cavalli, 10 ospedali, innumerevoli erano gli artigiani, i sarti, i fabbri e i commercianti.
Il contado possedeva 50 borghi, 150 villaggi con castelli, cascine (venivano macellati circa 70 buoi e un numero incalcolabile di maiali e agnelli), mulini, orti, frutteti, vigneti (nelle migliori annate ottenevano circa 600.000 carri di vino), prati (gran sovrabbondanza di fieno), pascoli, boschi, campi coltivati (c’era abbondanza di cereali, legumi, rape, ravanelli).

Alla fine del suo trattato Bovesin sintetizzņ la grandiositą e il potere di Milano in sei punti:
1 abbondanza d’ottime acque
2 liturgia e carnevale distinti dalle altre cittą
3 quantitą dei sapienti
4 dignitą del suo episcopato
5 numero e onestą dei religiosi
6 fedeltą verso la Chiesa
Questo trattato č anche la prima opera scritta nel dialetto milanese, infatti fino a quel tempo tutto veniva scritto in latino. Oggi, dopo anni di studio, si fa risalire la data di nascita del dialetto milanese proprio al 1288.

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