Da C.so Magenta a S. Ambrogio

L’ultimo tratto di questo viaggio nel cuore della Milano antica parte da una delle vie oggi pił centrali e importanti di Milano: corso Magenta. Risparmiata almeno in parte dalle bombe nell’ultimo conflitto, ha mantenuto un andamento sinuoso ed irregolare che apre scorci e prospettive ricche di scenografica varietą. Faceva parte dell’asse che portava da Milano a Torino ed iniziava in corrispondenza dell’antica Porta Romana, incrociando la vecchia cerchia dei navigli fino alla cerchia dei bastioni spagnoli. Ora rappresenta una delle assi portanti di un tessuto urbano nel quale si mescolano edifici religiosi e residenziali insieme a maglie viarie antiche inframmezzate da consistenti interventi infrastrutturali ottocenteschi.pił avanti incrociamo il Palazzo delle Stelline.
Accanto al portale della chiesa di San Maurizio stava l’entrata del Monastero Maggiore. Da lģ ora si accede al Museo Archeologico. Quasi di fronte si erge l’ampia e lunga mole di Palazzo Litta, forse il pił monumentale, certo il pił vario tra i palazzi barocchi di Milano, anche perché č una sintesi di varie epoche. La mole centrale, compatta e severa, č un’opera del 1648 di Francesco Richini, ma č completamente mascherata dalla lunga facciata a corpo mediano a due ali eretta da Bartolomeo Bolla nel 1752-1763. Lo stupendo scalone di G.C. merlo del 1740 č uno dei pił belli della cittą. Dal cortile d’onore, con i solenni portici e le massicce finestre del Richini, si passa a sinistra in un altro cortile dominato dalla graziosa ed elegante torretta dell’orologio, coronata dai ferri battuti. Da qui si passa nella nell’ex-cappella, oggi salone di riunioni. Un tempo le sale del palazzo eccheggiavano delle feste leggndarie che si tentevano a palazzo, specie all’epoca di Maria Teresa D’Austria. Ora rimangono i lussuosi arredi, le decorazioni e gli arazzi. Cosģ nel settecentesco salone degli Specchi, fra le sete alle pareti della sala Gialla, i damaschi del salone Rosso ed i mobili settecenteschi della sala della Duchessa.
Continuando sul Corso ci imbattiamo con via San Nicolao, in cui all’angolo sta l’omonima chiesa, risalente al 1659, che custodisce una preziosa “Madonna della Misericordia” del XIV secolo da un seguace di Bonino da Campione. Tornando sul Corso troviamo la casa degli Atellani al civico 65. Pur rielaborate successivamente, si tratta di dimore rinascimentali appartenenti a due luogotenenti di Ludovico il Moro, al cui interno si conservano 12 ritratti di altrettanti Sforza.
Ci troviamo in un quartiere che si chiamava un tempo “Borgo delle Grazie”. Nel Rinascimento era un suburbio ricco di alberi e giardini. Qui il Moro donò a Leonardo una vigna, nel periodo in cui il maestro toscano lavorava sul Cenacolo. Nello stesso periodo il Bramante rinnovava la chiesa di Santa Maria delle Grazie, splendido gioiello al centro di Corso Magenta. L’immenso valore della chiesa è accresiuto dal fatto che il suo refettorio ospita uno dei più celebri dipinti di Leonardo, l'”Ultima Cena”. Nel maggio 1999 sono terminati gli ultimi restauri che hanno resituito vitalità al fragile capolavoro che fissa l’attimo in cui il Cristo comunica ai discepoli il tradimento di uno di loro. Allo scopo di preservarlo più a lungo, ora le precauzioni sono minuziose: prima di accedere al refettorio, i visitatori devono passare attraverso una stanza concepita per eliminare la polvere estazionarvi per 5 minuti.
Proprio a Leonardo è dedicato il non lontano Museo della Scienza e della Tecnica, al quale arriviamo lasciando Corso Magenta per via Zenale, attraversando via San Vittore e imboccando via degli Olivetani. Qui, all’interno dei chiostri del monastero degli olivetani, annesso alla chiesa di San Vittore al Corpo.
Da qui a torniamo in via San Vittore e, girando sulla destra, entriamo in piazza Sant’Ambrogio. Ci troviamo di fronte alla Pusterla di Sant’Ambrogio, ultima rimasta delle dodici o tredici porte minori che, in alternanza con quelle principali, costituivano l’accesso alla città attraverso la cinta comunale. Sulla sinistra della pusterla ha sede il Museo di Armi Antiche e di Criminologia, famoso perché sono esposti molti degli strumenti di tortura utilizzati nei secoli da despoti e tribunali.
Poco più avanti uno dei simboli di Milano: la basilica di Sant’Ambrogio. Si tratta del più importante monumento medievale della città, che costituisce il prototipo delle chiese romaniche in Lombardia. Attraverso il portico della canonica si accede al Museo di S. Ambrogio, che raccoglie reperti concernenti la storia della basilica.
La nostra visita si conclude in quello che un tempo era l’antico monastero di Santi’Ambrogio, sul retro della basilica. Fondato dai benedettini nel VIII secolo era il più potente del nord Italia. Ora ospita l’Università Cattolica del Sacro Cuore, fondata nel 1932. Nei secoli il monastero si era abbellito per volontà degli Sforza, che commissionarono al Bramante gli splendidi chiostri che tutt’ora ospitano i cortili dell’università.

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